• Sinagoghe e cimitero

    La presenza degli Ebrei a Rimini dal 1015 al 1799
    Terzo capitolo

    Le sinagoghe ed il cimitero di Rimini
    Linee di una «geografia» israelitica in città


    Nel febbraio 1506 gli Ebrei riminesi decidono di realizzare il loro cimitero ed acquistano un campo di proprietà di Sigismondo Gennari e fratelli (Tonini, p. 749), posto fuori della porta di Sant’Andrea e confinante con la fossa della città («fovea civitatis»), con l’Ausa e con due appezzamenti di terra appartenenti ad Ebrei. Nel marzo 1507 il cimitero detto anche «Orto degli Ebrei» è già pronto se Stella di Deodato esprime nel proprio testamento la volontà di esservi sepolta (ibidem).
    Nel 1520 il cimitero è concesso in affitto dalla comunità israelitica ad un Cristiano che s’impegna a tenerlo in modo appropriato, utilizzandone una parte ad orto, evitando il suo uso a pascolo e creando le fosse «pro sepulturis Hebreorum pauperum et miserabilium decedentium in Civitate» (Muzzarelli, pp. 41-42). Quindi non tutti nella comunità ebraica riminese erano di ceto economicamente elevato o medio.
    Il documento del 1506 permette una precisa collocazione del cimitero. Nella pianta della città di Rimini disegnata da Alfonso Arrigoni e pubblicata nel 1617 nel «Raccolto istorico» di Cesare Clementini, è ben delineato il corso del canale dei Mulini che prende acqua dal Marecchia ed entra in Rimini vicino alla porta di Sant’Andrea la quale s’affaccia sull’antica via Aretina. Ancor oggi esiste la via dei Mulini che dai Bastioni meridionali scende sino alla via Venerucci (allora San Nicola, dall’omonimo oratorio sull’angolo con via Garibaldi).
    Il corso del canale dei Mulini è documentato all’esterno della città nelle mappe contemporanee dell’Istituto Geografico Militare ed è schematicamente indicato entro le mura in una pianta del 1520 (Archivio di Stato di Rimini, «Carte Zanotti», busta 3), recentemente edita da Oreste Delucca (p. 37). In maniera ovviamente approssimativa la pianta indica il percorso del canale dei Mulini che all’uscita dal mulino del Comune si divide in due corsi. Uno s’avvia «in foveam civitatis», cioè alla fossa che è ricordata come confine per il cimitero ebraico. L’altro corso prosegue verso il centro della città.
    Nella carta di Arrigoni il bivio fra i due corsi è invece correttamente posto sotto la chiesa di San Matteo detta «degli Umiliati». I quali erano stati chiamati a Rimini nel 1261 affinché lavorassero e facessero lavorare panni di lana di ogni genere e colore, eccettuato gli scarlatti, i verdi ed i dorati (L. Tonini, III, p. 111, e «Mille», p. 124). L’acqua che usciva dalla loro manifattura dove si usavano sapone ed argilla, doveva essere scaricata nel fiume.
    La prima sinagoga è attestata sin dal 1486. S’affaccia sulla piazza della fontana (ora Cavour) dal lato della pescheria settecentesca, nella contrada di San Silvestro. Essa è poi definita come «vechia», quando è realizzata la seconda che in rogito del 1507 è chiamata «magna», nella contrada di Santa Colomba o San Gregorio da Rimini (via Sigismondo), nella porzione di quartiere tra l’odierna via Cairoli ed il Teatro Galli, lato monte. Nel 1555 la sinagoga «magna» risulta invece situata in contrada di San Giovanni Evangelista detta «delli Hebrei» (via Cairoli), a poca distanza dalla chiesa di San Giovanni Evangelista (Sant’Agostino), e proprio dalla sua parte, come si ricava dal documento datato 14 novembre riguardante la decisione presa dagli Ebrei riuniti nella Sinagoga «magna» di vendere la casa detta «la Sinagoga vechia» (Zanotti, Atti, p. 207).
    Della sinagoga «vechia» in questo documento del 1555 si scrive che è posta vicino («iuxta») alla strada detta «Rivolo della Fontana» o «del Corso», cioè nell’angolo della piazza Cavour con la contrada di Santa Colomba (via Sigismondo). Il «Rivolo» andava dalla piazza del Castello sino alla piazza Cavour, cambiando poi qui il nome in contrada di San Silvestro. La sinagoga «vechia» era quindi situata nella parrocchia di San Silvestro, delimitabile con il corso d’Augusto, via Cairoli e via Sigismondo e piazza Cavour. La nuova sinagoga è trasferita prima nella zona della parrocchia di Santa Colomba che è speculare verso monte rispetto alla parrocchia di San Silvestro; e poi nella parrocchia di Sant’Agostino sul lato dove sorge la chiesa.
    Nel 1569, dopo che il 26 febbraio papa Pio V ha dato il bando agli Ebrei da tutte le sue terre ad eccezione di Ancona e Roma, gli israeliti di Rimini decidono di vendere l’ultima sinagoga, quella posta nella parrocchia di Sant’Agostino. Il 16 maggio il bolognese Prospero Caravita (abitante in Rimini) ed il ravennate Emanuellino di Salomone, come rappresentanti della comunità israelitica locale, stipulano l’atto relativo, consapevoli che per l’editto pontificio tutti gli Ebrei che si trovavano nella nostra città l’avrebbero dovuta abbandonare entro breve tempo. Quest’ultima sinagoga è composta di tre stanze («una domum consistentem ex tribus stantiis»): la più grande è quella dove si riunivano a pregare gli uomini, un’altra più piccola dove si adunavano a pregare le donne, ed un’altra infine posta sopra quest’ultima e sempre ad uso delle donne.
    Pure questo documento ci è stato tramandato da Zanotti (Atti, pp. 152-154), ed è ricordato da Carlo Tonini nella sua preziosa storia degli ebrei Rimini, dove però non parla di una casa con tre stanze bensì di tre case distinte (VI, 2, p. 759).
    Della presenza ebraica a Rimini si perdono le tracce nei due secoli successivi. Nel 1775 le cronache di Zanotti e Capobelli registrano un battesimo conferito all’Ebreo Isacco Foligno (C. Tonini, VI, 2, p. 762, nota 1). Sappiamo da documenti della Municipalità che nel 1796 gli «Ebrei dimoranti con negozio da lungo tempo in Rimini» gestivano cinque ditte, intestate a Moisé di Bono Levi, Samuel ed Elcana Costantini, fratelli Foligno, Samuele Mondolfo, ed Abram e Samuel Levi.
    Il 30 maggio 1799 durante la rivolta dei marinai si registra il saccheggio di due loro botteghe. Zanotti nel suo «Giornale» del 1796 (SC-MS. 314, BGR, p. 155) scrive che i fondachi ebraici si trovavano «ne soffitti del Palazzo de Conti Bandi […], situato lungo la via Regia in faccia al palazzo del conte Valloni» (Dolcini, p. 495). Palazzo Valloni è quello del Cinema Fulgor, all’angolo di corso Giovanni XXIII.
    Forse quegli Ebrei erano tornati a Rimini al tempo del pontificato di Clemente XIV (1769-1774) che aveva assunto un atteggiamento favorevole nei loro confronti, cercando di risollevarne le sorti economiche. Un episodio ci illumina sul suo atteggiamento: «Da cardinale il Ganganelli era stato inviato dal papa Clemente XIII a Jampol in Polonia per fare un'inchiesta, sollecitata da una ambasceria inviata al papa dagli Ebrei di quella città, su un presunto omicidio rituale. Il resoconto del Ganganelli (di cui una copia, che si trovava presso la Comunità di Roma, fu scoperta dallo storico Abramo Berliner), spiega che si trattava di un caso di suggestione collettiva» (Mascioli).


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