• Il potere delle donne

    Alle origini di Rimini moderna.
    Società, politica e cultura tra XV e XVIII secolo
    2. Il potere delle donne

    I. Le cose nuove del passato

    Nelle selve delle genealogie si celano molti segreti che non sempre sono svelati. In età medievale attraverso i matrimoni passa anche una sotterranea unificazione del continente, mentre alla superficie scoppiano gli scontri armati e le divisioni tra Chiesa ed Impero.

    La Storia è qualcosa di diverso dalle sintesi che se ne fanno. Un po' per risparmiare fatica, e spesso per farsi capire in breve spazio. Ma ridurre il discorso a pochi elementi (come la politica nelle sue due principali articolazioni di vicende economiche e militari), significa perdere di vista la complessità dei fenomeni reali. La Storia vera non è quella delle enciclopedie e dei manuali costretti da mille sane ragioni a segnalare soltanto alcune linee guida, e a trascurare gli ampi panorami su cui sono collocati i singoli fatti. Come ha scritto un celebre storico della Scienza contemporaneo, Paolo Rossi: «Anche il passato è pieno di cose nuove e sconosciute».
    Tra le cose non nuove e non sconosciute, ma rese tali dalla dimenticanza o per meglio dire dalla supponenza degli storici (moderni), c'è l'origine germanica della grande famiglia dei Malatesti. Uno storico antico, Giuseppe Betussi (1515-1575) scrive nel 1547 dei Malatesti chiamandoli «antichissimi signori di Arimino, il cui principio e la cui grandezza incomincia ai tempi di Ottone III». E non, aggiungiamo, con "l'Antichissimo" padre del "Minore" e nonno del "della Penna", da cui discende il "Mastin Vecchio da Verucchio". Betussi identifica il Malatesta amico di Ottone III nel Malatesta che fu padre del Mastino e visse però due secoli dopo Ottone III… Il testo di Betussi è nella «Addizione al libro delle donne illustri di Boccaccio» al cap. 46 dedicato a «Ginevra Malatesta».
    Filippo Scolari (1792-1872) scrive nel 1865: «Sembra che la famiglia Malatesti avesse origine in Germania. Cristoforo Zaroto, nella sua genealogia delle famiglie tedesche illustri, afferma, che il nome del suo fondatore fosse Uniffredo, membro della famiglia d'Habsburgo, e che si chiamava Malatesta dall'estrema severità del suo naturale».
    Il testo originale di Zaroto è questo: «Ex Gertruda et Otberto comite Habsburgi, a quo ducunt originem Comites Habsburgenses, nati sunt Hunifridus, cognominatus Malatesta propter eius severissimam naturam».
    Altre fonti indicano una diversa ma impossibile genealogia per il primo dei Malatesti. Da essa dovremo però partire per un'ipotesi più plausibile. Aggiunge Scolari che «forse il nome tedesco Unifrido, o Unfride, ha il diminutivo Unfrigido, Hundfrigus, che significa duro di cuore…».
    L'albero dei Malatesti è stato dunque troppo potato, per cui in esso sono state dimenticate come mitologiche le origini nel decimo secolo. Citiamo l'ipotesi genealogica più accreditata, ma non per questo accettabile come valida. Il padre del Malatesta tedesco sarebbe Azzo (ovvero Alberto, detto pure Ezon od Erenfredo) di Lorena, conte palatino del Reno. La madre, sarebbe Matilde di Sassonia sposatasi nel 990. Da loro, secondo questa leggenda, nasce colui che appunto è detto "Malatesta il tedesco".
    Matilde, essendo nata attorno al 980 (da Ottone II "il Sanguinario" e Anna Theophania o Teofano Skleros di Bisanzio), non poteva aver generato un erede che nel 1002 fosse già in età tale da ricevere la carica di vicario imperiale.
    Ezzo di Lorena (detto anche Erenfrido) ha un fratello, Hezzelin (Ezzelino) chiamato pure Herman od Hezilo (+1033), che è padre di Enrico I (+1060) definito «der unsinnige» ovvero «senza testa» o «Furiosus», conte palatino di Lorena dal 1045 alla scomparsa. Il vicario nominato nel 1002 da Ottone III potrebbe essere proprio questo Ezzelino, e la dinastia dei Malatesti essere stata chiamata così dal soprannome affibbiato ad Enrico I suo figlio. Lodovico Antonio Muratori insegna che spesso i soprannomi «tuttoché fossero imposti più per vituperio che per onore, tuttavia passarono di poi in cognomi di famiglia».
    Nella falsa genealogia del primo Malatesti, abbiamo ricordato come nonna Teofano di Bisanzio (958-991), figlia di un imperatore (Romano II, +963) e di Anastasia ribattezzata dopo le nozze Teofanone Augusta.
    Appena rimasta vedova di Romano II, Teofanone Augusta è sposata dal generale Niceforo Foca che diventa imperatore dopo aver attaccato le truppe della stessa Teofanone che aveva assunto la reggenza. Niceforo ci lascia la pelle nel 969. Gli succede Giovanni I Zimisce sino al 976, quando muore, forse di tifo. Diventa allora imperatore Basilio II (963-1025) fratello tredicenne della nostra Teofano moglie di Ottone II "il Sanguinario", e già associato al trono sin da bambino.
    Circa l'Anastasia chiamata imperatrice Teofanone Augusta, alcune fonti la definiscono figlia di un oste, altre la dicono generata da quel Giovanni I Zimisce che abbiamo visto poi imperatore dal 969 al 976.
    Il ricordo di questa presunta nonna del primo Malatesti, ci permette di entrare direttamente nell'argomento a cui vogliamo dedicarci in queste pagine: il ruolo di alcune donne alla corte malatestiana, in un contesto che non soltanto regionale, ma internazionale



    II. Dai Malatesti agli Este

    Malatesta III Antico detto "Guastafamiglia" (1299-1364) sposa attorno al 1320 Costanza d'Este. Il padre di Costanza è Azzo VIII (1263-1308) figlio di Obizzo II d'Este (1247-1293). Da Obizzo deriva anche un altro ramo, tramite suo figlio Aldobrandino II che è il nonno di Violante d'Este. La quale va a nozze (1345) con Malatesta "Ungaro" figlio del "Guastafamiglia" e di Costanza. Violante ha pure una sorella, Costanza, ed un fratellastro, Ugo. Costanza diventa (1362) la seconda moglie del proprio cognato Malatesta "Ungaro" (1327-1372).

    Da Violante e Malatesta "Ungaro" nasce un'altra Costanza. Per distinguerla dalla matrigna Costanza Pepoli e dalla nonna Costanza d'Este, la chiameremo "la peccatrice", in riferimento alla leggenda che la vuole donna dalla "vita disonesta", e nel 1378 vittima di un delitto d'onore (ma forse non è vero nulla). Per mano dello zio Galaotto, mentre giaceva in letto con un nobile tedesco (secondo lo storico Clementini).
    Questa Costanza "peccatrice" nel 1363 sposa Ugo, il fratellastro della propria madre. (Circa Clementini, ricordiamo il giudizio di Carlo Tonini: il suo «Raccolto istorico», «eccetto che nella parte che comprende i tempi a lui più vicini, è in molta parte un tessuto di equivoci o granchi», e «basta che una notizia sia data da lui solo perché venga accolta con riserva e con sospetto».)
    Azzo VIII ha avuto la figlia Costanza moglie di Malatesta III Antico "Guastafamiglia", da Giovanna Orsini sposata nel 1282. Giovanna Orsini è figlia di Bertoldo nato da Gentile I. Fratello di Gentile I è papa Nicolò III (Giovanni Gaetano). Da Gentile I, oltre a Bertoldo nonno di Giovanna, nasce pure Orso che ha un figlio (Bertoldo) che genera Paola Orsini la quale diventa moglie di Pandolfo II Malatesti (1325-1373), fratello maggiore di "Ungaro".



    III. Este, una dinastia in Europa

    Azzo VIII d'Este, si è detto, è figlio di Obizzo II. Sua madre è Giacoma Fieschi. Obizzo II invece è stato generato, si narra, da una lavandaia napoletana "conosciuta" da Rinaldo suo padre. Rinaldo (c.1221-1251) è figlio di Azzo VII (detto Novello, 1205-1264) e di Giovanna (+1233) figlia di Roberto re di Puglia. Azzo VII è nato da Azzo VI detto Azzolino (+1212).

    La madre di Azzolino è Marchesella Adelardi, su cui ritorneremo. Il padre invece è Azzo V (+1193) che discende da Obizzo I (+1194) e Sofia di Lendinara (+1202). Obizzo I è figlio di Folco I considerato il fondatore della casa d'Este. E proprio con Folco I comincia il discorso sul ruolo avuto dalla famiglia d'Este in Europa.
    Folco è figlio di secondo letto (Garsenda è sua madre) di Alberto Azzo II (+1097) che in prime nozze ha sposato Cunegonda di Welf (o di Altdorf Ravensburg). Cunegonda da Alberto Azzo II ha un figlio che chiama Guelfo in onore del proprio fratello Guelfo III duca di Carinzia e marchese di Verona.
    Quando nel 1055 Guelfo III scompare, il figlio di Cunegonda diventa Guelfo IV duca di Baviera (per volere di Ermengarda madre di Guelfo III, ed ereditando il titolo che era stato pure di Enrico suo zio): «il sangue de' principi estensi per mezzo di questo principe si propagò e divenne gloriosissimo in Germania» per la discendenza della «reale ed elettoral casa di Brunsvic».
    L'Annalista Sassone definisce Guelfo IV "vir illustris, acer, et bellicosus". Nella iscrizione sepolcrale di Cunegonda, suo marito Alberto Azzo II è invece detto "vir prudens, magnusque marchio".
    La madre di Guelfo IV, Cunegonda, è nipote di un'altra Cunegonda (c.970-1016), figlia di Sigfrido di Lussemburgo, e moglie di Enrico II (973-1024) imperatore. Cunegonda la zia ha come minimo tre fratelli (c'è anche chi gliene attribuisce un altro, Teodorico, vescovo di Metz): l'arcivescovo di Treviri Adalberone, Enrico fatto duca di Baviera nel 1003, Federico (padre di Ogiva da cui nasce Matilde che sposa Gugliemo I re d'Inghilterra) ed infine Imiza che genererà la Cunegonda che prende come marito Alberto Azzo II d'Este.
    Lei, Cunegonda la zia, sarà detta "la Santa". Lui, Enrico II, sarà detto "il Santo". La Chiesa in effetti li innalza alla gloria degli altari. Prima lui, rimasto vedovo, nel 1146, poi lei quasi mezzo secolo dopo, nel 1200. Cunegonda, fatto il voto di castità alla vigilia delle nozze, ne informò il consorte che accettò di vivere in perfetta continenza. Le agiografie attribuiscono alla gelosia del diavolo una calunnia che rendeva Cunegonda complice di una tresca amorosa con un paggio. Lei volle affrontare il "giudizio di Dio" per provare la sua innocenza, camminando a piedi nudi sui carboni ardenti uscendone indenne.
    Altre fonti parlano di una verga infuocata retta tranquillamente con le mani. Il consorte, morendo, attestò ai parenti di Cunegonda: «Vergine me l'avete data, vergine ve la restituisco».
    Enrico II è figlio di Enrico I di Baviera "il Litigioso" della Casa di Sassonia (948-995) e di Gisela di Borgogna. Enrico II ha una sorella, Gisela come la madre, che sposa Stefano primo re d'Ungheria. Cunegonda "la Santa" è sorella di Irmidrude o Imiza von Gleiberg (la loro madre è Berta di Boulogne, seconda moglie di Sigfrido di Lussemburgo). Questa da Guelfo III ha un altro Guelfo e la Cunegonda moglie di Alberto Azzo II d'Este.



    IV. Guelfo, un Este in Baviera

    Guelfo IV da Giuditta di Fiandra, sua seconda moglie, ha tre figli, Guelfo V, Kunizza ed Enrico (+1126) detto "il Nero" a cagione della barba. Da questo Enrico nascono Enrico "il Superbo" padre di Enrico "il Leone" (da cui derivano Ottone IV e Guglielmo), e Giuditta. Enrico "il Superbo" sposa Getruda unica figlia di Lotario di Sassonia Superiore. Enrico "il Leone" ha due mogli: Clemenza figlia del duca di Zeringia e Mathelda figlia di Enrico I re d'Inghilterra. Da questa Mathelda nasce Ottone IV imperatore.

    Giuditta, che sposa Federico II di Svevia, genera Federico I Barbarossa padre di Enrico VI che da Costanza di Sicilia genera Federico II (+1250). Giuditta di Fiandra è reduce da un altro matrimonio come il marito Guelfo IV. La prima consorte di Guelfo IV è Ethelinda di Northeim. Il primo sposo di Giuditta si chiama Toston (Tostone) Godwinson.
    Ethelinda di Northeim è sesta di sette figli di Ottone duca di Baviera (1020-1083) e di Richeza von Werl of Swabia (Svevia). È definita nelle cronache "casta e bellissima giovinetta". Ricordiamoci che sua madre Richeza è collegata alle origini cosiddette leggendarie dei Malatesti.
    Guelfo la ripudia nel 1070 per motivi esclusivamente politici: vuole ingraziarsi l'imperatore Enrico IV di Sassonia. Si schiera dalla sua parte per prendere le distanze dal suocero Ottone, accusato di aver attentato alla vita dell'imperatore.
    Enrico IV ha per moglie Berta di Savoia, figlia unica di Ottone marchese di Susa e di Adelaide figlia del marchese di Susa, sposata a meno di sei anni di età nel Natale del 1055. Ad Adelaide sono attribuiti anche altre due mariti, un duca svevo ed un marchese del Monferrato. Adelaide muore nel 1091.



    V. I parenti d'Inghilterra

    Giuditta di Fiandra, figlia di Baldovino IV e di Eleonora di Normandia, è zia di Matilde moglie di Gugliemo I re d'Inghilterra. Matilde nasce da Baldovino V, figlio di primo letto di Baldovino IV e di Ogiva di Lussemburgo, la quale era nata da Federico fratello di Conegonda "la Santa". La madre di Matilde è Adele di Francia. Nel 1049 Matilde sposa Guglielmo "il Conquistatore" re d'Inghilterra dal 1066: il suo primo soprannome fu "il Bastardo".

    Il primo consorte di Giuditta di Fiandra è Toston Godwin, conte di Northumberland, figlio di Earl (capo dell'aristocrazia anglosassone, +1053), e fratello di Aroldo II re d'Inghilterra nel 1066, anno in cui è sconfitto ad Hasting da Guglielmo "il Conquistatore".
    Una sorella di Aroldo II, Edith, nel 1045 sposa Edoardo III detto "il Confessore" che nel 1042 ha riconquistato per i Sassoni il trono inglese, togliendolo agli eredi del re danese Canuto "il Grande" (1015-1036), Aroldo I (1036) e Ardito "il Vecchio" (1040) suoi figli. E restaurando la monarchia sassone.
    Aroldo II era stato ministro di Edoardo III, suo cognato.



    VI. Guelfo V e Matilde "di Canossa"

    Guelfo V è al centro di una complessa vicenda matrimoniale. Quando ha 19 anni, nel 1088 sposa Matilde di Toscana (o "di Canossa"), reduce da un precedente matrimonio. Il primo marito (1069) di Matilde è Goffredo il Gobbo (o Gozelone), ucciso nel 1076 mentre di notte era, come racconta Muratori, in luogo adatto per i bisogni del corpo. Fu colpito proprio nella parte più attiva al momento dell'agguato mortale.

    Goffredo il Gobbo è figlio di Goffredo il Barbuto, dal 1054 secondo marito della madre di Matilde, Beatrice di Lorena (o Lotaringia).
    Le nozze sono state celebrate senza l'approvazione dell'imperatore Enrico III, duca di Baviera (1027), re di Germania (1028) ed imperatore (1046), figlio di Corrado II il Salico a cui succede alla sua scomparsa nel 1039. Nel 1052 Goffredo il Barbuto è stato in Germania assieme a papa Leone IX che ne fa ritorno con lui nel febbraio 1053.
    Goffredo il Barbuto, attraverso il matrimonio con Beatrice di Lorena, diventa signore di gran parte dell'Italia settentrionale. Ma il matrimonio «disturbò forte la corte imperiale in Germania» (Muratori).
    Sembra che tra le clausole del contratto di nozze fra Goffredo il Barbuto e Beatrice, ci fosse pure quella di far sposare la figlia di lei Matilde con il figlio di lui Goffredo il Gobbo. Goffredo il Barbuto era «nemico dell'imperatore, e personaggio di gran senno e maneggio», creduto capace «di sconvolgere tutta l'Italia, e di sottrarla al dominio degli augusti tedeschi». Per ripicca Enrico III costringe il diacono cardinal Federico di Lorena, fratello di Goffredo il Barbuto, cancelliere di Santa Romana Chiesa e futuro papa (Stefano IX, 1057-1058), a ritirarsi nel convento di Monte Cassino. (Anche Federico aveva soggiornato in Germania con Goffredo e papa Leone IX.)
    Enrico III fa di peggio. Ordina di arrestare Matilde e sua sorella Beatrice (che ha lo stesso nome della loro madre). Quando Goffredo si sottomette all'imperatore, Beatrice e Matilde gli sono restituite.
    Le nozze fra Matilde e Goffredo il Gobbo sarebbero dovute ad una scelta politica della madre di lei, Beatrice di Lorena. La quale nel 1055, l'anno dopo il matrimonio con Goffredo il Barbuto, è rapita dall'imperatore Enrico III disceso in Italia nel 1055 per sottomettere Goffredo, considerato un temibile rivale nella penisola. Beatrice è incarcerata a Lucca.
    A Mantova (dove giunge a Pasqua) Enrico III dapprima riceve i messi che Goffredo da «principe assai accorto» (tale lo dice Muratori) gli invia. Essi, in segno di pacificazione, si offrono di mandare Beatrice alla corte imperiale. Enrico II concede a Beatrice, per recarsi presso di lui, un salvacondotto che però non le serve a nulla.
    Infatti, appena arrivata a Mantova per rispondere dell'accusa di aver celebrato le proprie nozze senza alcun permesso dell'imperatore, Beatrice è fatta prigioniera.
    Enrico III nel giugno 1055 passa poi a Firenze dove incontra papa Vittore II (eletto nel settembre 1054 ed intronizzato a Roma il 13 aprile 1055), impegnato in un sinodo generale. E lo invita in Germania. Vittore II è il nobile Gebeardo di Dollnstein-Hirschberg, vescovo di Eichhstätt dal 1042, e parente dello stesso Enrico III.
    Alcune annotazioni su Beatrice di Lorena. Suo padre è Federico II che sposa Matilde di Svevia figlia di Ermanno di Svevia e di Gerberga. Ermanno è fratello di Corrado II che, da Gisella di Svevia, ha Enrico III da cui deriva Enrico IV di Sassonia.



    VII. Prigionia tedesca per Beatrice di Lorena

    Nel 1056 Enrico III lascia l'Italia e torna in Alemagna portando con sé Beatrice.

    Papa Vittore II si reca in Germania per rispettare l'invito dall'imperatore. E lo incontra. Poi Enrico III muore (5 ottobre) lasciando come erede Enrico IV, un fanciullo di sei anni, che mette sotto la protezione della Chiesa romana.
    Papa Vittore II riesce a far riportare Beatrice in Italia nei primi mesi del 1057, prima di farvi rientro pure lui stesso.
    La decisione di liberarla e restituirla al marito, è presa dalla dieta di Colonia. Dove è presente lo stesso Goffredo il Barbuto.
    Le cronache riportano che, nella missione a Mantova e nella prigionia in Alemagna, Beatrice è sempre accompagnata dalla propria madre, Matilde di Svevia parente di Enrico III. Matilde di Svevia è (per parte di padre) nipote di Enrico di Spira, padre di Corrado II e nonno dello stesso Enrico III.
    Con il papa in Germania va lo stesso Goffredo per riappacificarsi con l'imperatore e, di conseguenza, per riportare a casa la moglie Beatrice e la suocera Matilde di Svevia.
    La situazione politica di Goffredo migliora nello stesso 1057 quando, come si è già visto, suo fratello Federico diviene papa con il nome di Stefano IX.
    Al pontefice, che era gravemente malato e che governò soltanto per pochi mesi (agosto 1057-marzo 1058), è attribuito il progetto di far nominare imperatore il fratello Goffredo.



    VIII. Retroscena e misteri di un matrimonio

    Il padre di Matilde, Bonifacio III d'Este, era stato ucciso nel 1052. Con un dardo attossicato, narra Muratori sulla scia dell'Arnolfo della «Storia milanese», mentre passava per un ombroso bosco in viaggio da Mantova a Cremona. «Certamente questo principe non era un santo. Anzi egli s'acquistò il brutto nome di tiranno presso i Tedeschi», aggiunge Muratori. Bonifacio III era figlio di Tedaldo, conte di Modena, a sua volta fratello del ricordato Alberto Azzo II. Bonifacio era conte di Modena, Reggio, Mantova, Ferrara e Canossa e marchese di Toscana (1027) per volere dell'imperatore Corrado II.

    Tedaldo, padre di Bonifacio, era conte di Ferrara. Sua moglie Willa, era sorella di Ugo duca e marchese di Toscana che morendo (1001 o 1002) senza eredi le lascia terre e poteri che finiscono così in casa d'Este.
    Muratori lo aveva sospettato, ipotizzando che «… per qualche sua figliuola, o sorella, o zia passata nei marchesi progenitori della casa d'Este, a loro divenisse» la serie di territori e Stati su cui poi governarono, fra Rovigo, Padova e Ferrara.
    Muratori aggiungeva: «Ma è da dire che la storia della Toscana per questi tempi è involta in molte tenebre». L'osservazione vale anche per altre zone geografiche, ovviamente.
    Bonifacio III ha due fratelli, il vescovo di Arezzo Tedaldo e Corrado. Questi, «giovane di molto fuoco», tende un agguato a Bonifacio con un gruppo di armati, ma ne esce malconcio per cui muore (13 luglio 1030), anche a causa dalla sua vita sregolata (Muratori).
    Il bisnonno di Matilde, quell'Adalberto Azzo (marchese di Reggio e Modena) che è padre di Alberto Azzo II (il marito di Cunegonda), è ricordato per aver salvato la regina Adelaide fuggita presso di lui nel 951.
    Adelaide (931-999) è vedova di Lotario II (+950) avvelenato da Berengario II d'Ivrea. Il padre di Lotario II è Ugo re d'Italia (+947), la madre Berta di Svevia. Il precedente marito di Berta, Rodolfo II dell'Alta Borgogna (+937) è il padre di questa Adelaide (+999). Il matrimonio tra Lotario II ed Adelaide sarebbe stato combinato dal padre di lui Ugo, per impadronirsi della Borgogna settentrionale, e vendicarsi del fratello di Adelaide, Corrado che grazie ad Ottone I nel 940 gli aveva tolto quel territorio.
    Adelaide, proprio grazie ad Adalberto (ed al papa) sposa Ottone I “il Grande” (a Pavia), dandogli quell'Ottone II padre di Matilde di Sassonia. (Che è stata considerata la leggendaria madre di tutti i Malatesti.)
    Secondo altre versioni dei fatti, Berengario avrebbe voluto far sposare Adelaide al proprio figlio Adalberto. Sarebbe stata la stessa Adelaide a chiamare in soccorso Ottone I.
    Ad Adalberto Azzo, Adelaide sarebbe stata affidata dal vescovo di Reggio Adelardo, perché la nascondesse nella fortezza di Canossa.
    Secondo Bacchini, Adelaide era parente della madre di Adalberto Azzo, Gisela di Milano. Per meglio ingannare tutti, sembra che Adelaide una volta giunta a Canossa abbia finto di essere morta. Soltanto ad Adalberto Azzo fu rivelato l'inganno, vista la costernazione che l'aveva colpito.
    Da aggiungere, per Ottone II, ci sono tre notizie. Egli ha una sorellastra, Liutgarda la quale sposa Corrado di Franconia o Lorena, detto "Conone il Rosso", e gli genera Ottone di Carinzia a sua volta padre di tre figli, Enrico di Spira, Brunone e Corrado. Brunone diventa papa Gregorio V.
    Enrico di Spira da Adelaide di Metz ha Corrado II, imperatore che entra in carica alla morte di Enrico II il vedovo di Cunegonda "la Santa". Una sorella di Ottone I, Edvige, sposa Ugo "il Grande" (+956) da cui ha Ugo Capeto capostipite di una dinastia durata oltre tre secoli.
    Fratello di Ottone I è Enrico I che nel 948 attraverso le nozze con Giuditta di Baviera diventa duca di Baviera. I rapporti fra Ottone ed Enrico non sono sempre pacifici. Quando lo diventano, Enrico è fatto duca di Lotaringia.
    Loro padre è Enrico “l'Uccellatore”, la madre Matilde di Ringhelheim (figlia di Teodoro di Westfalia e Rainilde di Frisia). Adelaide, rimasta vedova (973) di Ottone, avrebbe preferito far porre sul trono il cognato Enrico di Baviera anziché il giovane Ottone II. Scomparsa Adelaide nel 999, la guerra civile si accende fra il suo partito favorevole ad Enrico e lo stesso Ottone.
    Le cronache dicono che il matrimonio fra Matilde e Guelfo V avviene per volere di papa Urbano II. Ma che c'entra il pontefice?
    Storia o leggenda che sia, si legge che, morto Goffredo il Gobbo, Matilde abbia sposato addirittura Alberto Azzo, il nonno di Guelfo V. Padre Ireneo Affò smentisce queste nozze ed il conseguente annullamento da parte del papa. Che poi avrebbe imposto appunto il matrimonio fra Matilde ed Guelfo V, anche se parente di quinto grado.
    L'età dello sposo (19 anni) va commisurata a quella media di quel tempo, quando i giovinetti venivano promessi o portati all'altare anche in più tenere stagioni della vita, senza scandalo alcuno. Abbiamo già visto che nel Natale del 1055 ad Enrico IV ancora bambino, è fatta sposare Berta di Savoia.
    La scusa addotta dal pontefice è che quel maritaggio fra Guelfo V e Matilde era fatto soltanto per la conservazione dell'Italia e della Chiesa. Matilde si sottomette anche se un miglior partito s'era affacciato all'orizzonte: si parla di Alessio I Comneno imperatore orientale dal 1081, nato attorno al 1048.
    Muratori precisa che a Matilde è attribuito come marito anche Azzo perché costui sposa un'altra Matilde, vedova del marchese Guido e sorella del vescovo di Pavia.
    Ma c'è una fonte autorevole che sostiene tutto il contrario. Flavio Biondo, persona di cui fidarsi, attesta di aver visto il breve papale con il quale si ordinava a Matilde di levarsi dal consorzio matrimoniale e dalla coabitazione con Azzo. Peccato che non tutti quanti si sono occupati della faccenda lo conoscano. E chi ne ha parlato è stato addirittura deriso come vittima di "pure immaginazioni".
    Anche lo sposalizio di Guelfo V e Matilde sfocia in una separazione dovuta a dissensi politici. Mentre lei si assoggetta all'impero, Guelfo proclama una neutralità non gradita dalla consorte.



    IX. Marchesella, la fortuna politica

    Ripensiamo a Marchesella Adelardi, moglie di Azzo V. Il quale deve a lei le proprie fortune politiche. Marchesella a soli otto anni eredita dal padre Adelardo tutto il patrimonio ammassato dallo zio Guglielmo, uno dei capi guelfi di Ferrara. Adelardo regge le sorti della famiglia soltanto per due anni. Il patrimonio degli Adelardi (che le cronache definiscono immenso) è posto nel Ferrarese, in Romagna e nella Marca d'Ancona.

    Alla scomparsa del padre, Marchesella è posta sotto la tutela di Salinguerra Torelli che la destina come sposa al nipote Arriverio figlio di Torello II.
    Esiste un'altra versione dei fatti. Adelardo, guelfo, per pacificarsi con i Torelli, ghibellini, prima di morire decide di affidare la figlia Marchesella (che aveva soltanto sette anni), alla famiglia dei vecchi nemici, appunto come promessa sposa di Arriverio, uno dei figli di Torello II. La «Chronica parva ferrariensis» attribuisce il progetto matrimoniale allo zio Guglielmo.
    Verso il 1184 il ravennate Pietro Traversari, signore di Rimini e Senigallia nonché guelfo zelante, pur essendo parente di Torello (che ne avrebbe sposato la figlia D'Aicha la quale potrebbe però appartenere alla casata da Polenta), macchina a suo danno il rapimento di Marchesella assieme a tre uomini di casa d'Este. Siamo sul limitare confuso fra storie e leggende. Non resta altro che registrare le varie voci giunte sino a noi.
    Pure sulle nozze (ante 1188) combinate con Azzo figlio di Obizzo, ci sono dubbi, perché si dà per defunta Marchesella prima della celebrazione del matrimonio. O addirittura si legge che Marchesella fu rapita da Azzo V e da suo fratello Bonifacio per farla sposare ad Obizzo stesso loro padre ("Chronica parva ferrariensis").
    Fatto sta che con queste nozze la famiglia d'Este poté riunire la signoria della Marca (confermatale dal papa nel 1215) e quella di Ferrara, su cui dominerà per quattro secoli.
    Marchesella, è certo che muore giovanissima, lasciando il marito come unico erede, non avendo avuto figli. Pure sulla sua scomparsa esistono dubbi, circa una fine misteriosa. Resta come dato di fatto che il suo rapimento è non soltanto l'origine della ricchezza ferrarese degli Este, ma pure causa di due secoli di guerre nella Marca (che faceva parte dei territori rivendicati dalla Chiesa come eredità della contessa Matilde), per l'odio fra loro ed i Torelli.



    X. Il leggendario Malatesta "il Tedesco"

    Ripartiamo proprio dalla contessa Matilde di Canossa. Attraverso suo padre Bonifacio III e suo nonno Tedaldo arriviamo ai bisnonni Adalberto Atto I (detto Attone) ed Ildegarda. Attone, nato da Sigifredo I conte longobardo e da Gisela di Milano, ha una sorella, Prangarda che sposa Olderico Manfredi I di Torino, una cui figlia (sine nomine per gli storici…) sposa Ottone II. Una seconda moglie di Ottone II (+ 983) è Teofano di Bisanzio (958-991), che abbiamo già ricordato nelle nostre selve genealogiche proprio all'inizio del discorso.

    Da Teofano ed Ottone nasce Matilde di Sassonia (sorella di Ottone III) che da Azzo (Erenfredo) di Lorena, secondo la leggenda di cui si è detto, avrebbe generato il primo Malatesta detto "il Tedesco". Il cui vero nome è Ottone II di Svevia. Una sorella, Richeza, incontrata parecchie pagine fa, è moglie di Ottone di Northeim e madre di Ethelinda, andata in sposa a Guelfo IV figlio di Alberto Azzo II d'Este.
    Del presunto Malatesta "il Tedesco" si legge che è istituito vicario imperiale di Ottone III (+1002) suo zio, nello stesso anno della morte di quest'ultimo. Ottone III giunge in Italia nel maggio del 1000. La rivolta di Tivoli e Roma lo costringono a fuggire a Ravenna assieme a papa Silvestro II.
    Ad organizzare la rivolta è stato il patrizio di Roma Giovanni II Crescenzi detto il Nomentano (sostenuto dai bizantini), fatto decapitare da Ottone III assieme ai dodici suoi seguaci. Per oltraggio, il suo corpo è appeso per i piedi. Crescenzi si era attribuito il titolo di console ed aveva attaccato pure il pontefice Giovanni XV (forse suo parente), costringendolo a ritirarsi in Toscana.
    Ottone III muore il 24 gennaio 1002 a Castel Paterno presso Roma. L'incarico di vicario imperiale di Rimini attribuito a Malatesta "il Tedesco" potrebbe esser stato deciso proprio a Ravenna.
    Scrive al proposito Scolari: «Quando nel 998 l'imperatore Ottone III venne in Italia a scacciare il falso Papa Giovanni XVII, e rimettere l'ordine e la pace […] Unifredo venne con lui, e tanto aiutò il suo sovrano nell'effettuare i suoi progetti, che fu compensato coll'importante posto di Vicario Imperiale di Rimini, e ricevette dal grato monarca varie terre e castelli. Questa donazione veniva confermata nel 1009 dall'Imperatore Enrico II».
    A Malatesta "il Tedesco" gli antichi storici attribuiscono un figlio Ramberto "il Pacifico" che genera Ugo e Giovanni I. Da Giovanni I deriva un Malatesta II padre del Malatesta "Antichissimo" che da Berta Traversari signora di Pisignano genera Malatesta "Minore", il quale dalla moglie Alaburga ha Malatesta "della Penna". Questo Malatesta "della Penna" si sposa con Adalaisa ed ha il "Mastin Vecchio", ovvero Malatesta da Verucchio. Che essendo universalmente noto non abbisogna di ulteriori precisazioni.
    Gli storici "antichi" sapevano tutto ciò. Poi sono arrivati quelli "moderni” che hanno deciso che si trattava di vanaglorie mitologiche. E che, di conseguenza, per far qualcosa di nuovo o di originale, hanno cancellato un bel pezzo di albero genealogico dei signori di Rimini e di altri luoghi dell'Italia. E non si sono accorti di quel particolare strano da cui siamo partiti. La madre di Malatesta "il Tedesco" era nata soltanto nel 980, e non poteva aver generato un figlio che nel 1002 fosse come minimo un giovane che, come abbiamo osservato, fosse già in età tale da ricevere la carica di vicario imperiale.

    Al cap. 1 Malatesti e l'Europa
    Alle origini di Rimini moderna. Indice
    "Malatesti e Rimini", indice pagine
    "Quante storie", indice pagine

     

    Antonio Montanari