• 1919, giorni di violenza

    Il 18 gennaio 1919 don Luigi Sturzo fonda il Partito popolare dei cattolici. Il 23 marzo nascono a Milano i fasci di combattimento, poi Partito nazionale fascista (novembre 1921). A maggio Gramsci crea la rivista «Ordine nuovo», attorno a cui gravita il nucleo dei socialisti di sinistra che nel 1921 ispirano la scissione comunista.
    A Rimini si organizza, il 10 aprile 1919, il primo nucleo dei fasci di combattimento, due anni prima del movimento in sede cittadina. Tra i fondatori c'è anche l'anarchico interventista Luigi Platania. Il 19 maggio 1921 alle 23,45 egli (31 anni) è ucciso alla stazione ferroviaria di Rimini, dove lavorava come guardasala.
    Figlio maggiore di una famiglia modesta venuta dal Meridione, è stato anarchico ed ha partecipato alla guerra di Libia, guadagnandosi una medaglia d'argento. Nella grande guerra, come sergente maggiore dei fucilieri, è stato il primo decorato con medaglia d'argento al valor militare. È rimasto mutilato ed è stato decorato con due croci di guerra e tre medaglie d'argento al valor militare. Quando (luglio 1920) è andato a fuoco il Grand Hotel, è intervenuto a spegnere le fiamme, guadagnandosi una medaglia d'argento ed un premio di mille lire.
    Tra i fascisti è tra i più accesi, fedele al suo temperamento. «Vivace, inquieto, impulsivo, generoso, coraggioso» lo definisce Flavio Lombardini. Su di lui correvano «voci di misfatti compiuti a Cesena e a Pesaro». Era considerato anche «il responsabile morale delle prepotenze fasciste nella città e nel circondario». Nel corso della «settimana rossa» (1914), quando gli anarchici tennero Rimini in stato di terrore, Platania venne visto «correre lungo la via XX settembre con una cassaforte sulle spalle e dirigersi verso la città». Con lui è individuato anche Carlo Ciavatti. Ma Platania si sarebbe impossessato da solo del contenuto della cassaforte, ricevendo da Ciavatti la minaccia: «Faremo i conti». Frase che Platania si sente ripetere dai più duri tra gli anarchici concittadini quando, con altri quattro compagni di fede, parte per il fronte nel 1915.
    Liliano Faenza è contro l'ipotesi del delitto politico: in base alla testimonianza di una donna, Maria Lombardi, è accusato «un giovane bruno e snello», come lei dice, individuato in Guerrino Amati, anni 24, arrestato a San Marino, dove si è rifugiato dopo che il 27 giugno 1920 ha sparato, ferendolo, al commissario di Pubblica sicurezza di Rimini, Pio Maldura.
    Per il delitto della stazione è incolpato in un secondo momento (primavera del 1923), quel Carlo Ciavatti che nella «settimana rossa» sarebbe stato complice di Platania nel furto della cassaforte. Ciavatti non poteva essere responsabile dell'omicidio: nella tragica sera del 19 maggio, lui era stato al cinema Fulgor, e di ciò aveva i testimoni. Ma Ciavatti si dichiara colpevole: perché? Al processo sostiene di aver confessato «per umanità». Quando la Lombardi conferma le sue accuse contro Amati, Ciavatti le si rivolge con la qualifica plebea del cosiddetto mestiere più antico, che la donna avrebbe esercitato.
    La vicenda giudiziaria si conclude il 14 novembre 1924, con la condanna a venti anni di Carlo Ciavatti. Ne sconterà quattordici, per amnistia. Dopo, non tornerà più a Rimini.
    Antonio Montanari

    Archivio:
    1921. Chi uccise Luigi Platania?
    Rimini 1900, articoli de "il Ponte"